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La risoluzione limite dell’Universo

Siamo in grado di definire le dimensioni del puntino che compone il punto interrogativo? Che succede se ci spostiamo di qualche metro? Il dettaglio più fine che l’occhio umano è in grado di distinguere è la dimensione di un punto alla distanza di un metro: stiamo parlando di “risoluzione angolare”. La risoluzione migliore di un sistema ottico, come l’occhio, è data approssimativamente dal rapporto tra la lunghezza d’onda della luce incidente e la dimensione dell’apertura del sistema attraverso cui passa la luce. In astronomia, il concetto di risoluzione funziona allo stesso modo. Ciò spiega come mai si costruiscono telescopi sempre più grandi: non solo i telescopi più grossi raccolgono più luce, e perciò possono osservare sempre più lontano nello spazio, ma più grande è l’apertura dello strumento e, in linea di principio, migliore risulterà l’immagine. Oggi, però, un nuovo studio pubblicato da Eric Steinbring del National Research Council Canada suggerisce che l’Universo abbia in realtà una sorta di “risoluzione limite fondamentale”: in altre parole, non saremo mai in grado di vedere le galassie più distanti, così chiaramente come vorremmo, a prescindere dalle dimensioni del telescopio. Continua a leggere La risoluzione limite dell’Universo

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VLT osserva i ‘Pilastri della Creazione’ in 3D

La visualizzazione della struttura tridimensionale dei Pilastri della Creazione all’interno della regione di formazione stellare Messier 16 (nota anche come Nebulosa Aquila) è basata su nuove osservazioni dell’oggetto ottenute con lo strumento MUSE montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile. I pilastri sono formati da diversi pezzi separati, che si trovano da entrambi i lati dell’ammasso stellare NGC 6611. In questa illustrazione, la distanza relativa tra i pilastri lungo la linea di vista non è in scala. Credit: ESO/M. Kornmesser

Usando lo strumento MUSE installato presso il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, alcuni astronomi hanno prodotto la prima visione tridimensionale completa dei famosi “Pilastri della Creazione” nella Nebulosa dell’Aquila, Messier 16. Le nuove osservazioni dimostrano come i diversi pilastri di polvere di questo oggetto famosissimo siano distribuiti nello spazio e svelano molti dettagli nuovi, tra cui un getto mai visto prima proveniente da una giovane stella. La radiazione intensa e i venti stellari prodotti dalle stelle brillanti dell’ammasso hanno scolpito nel tempo i “Pilastri della Creazione” e dovrebbero farli evaporare completamente nel corso dei prossimi tre milioni di anni.

ESO: The Pillars of Creation Revealed in 3D

arXiv: The Pillars of Creation revisited with MUSE: gas kinematics and high-mass stellar feedback traced by optical spectroscopy

RCW 34, una nebulosa con bollicine

Nella regione più brillante di questa nebulosa incandescente, nota come RCW 34, nella costellazione australe della Vela, il gas viene riscaldato da giovani stelle calde e si espande in modo deciso attraverso zone di gas più freddo che lo circondano. Quando l’idrogeno caldo raggiunge il bordo della nube di gas si lancia fuori nel vuoto, come una bottiglia di spumante quando viene stappata: il processo prende il nome di “flusso champagne”. Oltre a un pò di “bollicine”, la regione di formazione stellare RCW 34 presenta episodi multipli di formazione stellare all’interno della stessa nube.

ESO: A Bubbly Cosmic Celebration

The Universe of Digital Sky Surveys

Over the last decades, digital sky surveys performed with dedicated telescopes and finely tuned wide field cameras, have revolutionized astronomy. They have become the main tool to investigate the nearby and far away universe, thus providing new insights in the understanding of the galaxy structure and assembly across time, the dark components ofthe universe, as well as of the history of our own galaxy. They also have opened the time domain leading to a new understanding of the transient phenomena in the universe. Continua a leggere The Universe of Digital Sky Surveys