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A caccia di esopianeti: abitabilità e vita nella Via Lattea

Quale sarà la prima evidenza sull’aspetto che avrà la vita aliena al di fuori del nostro Sistema Solare? Quali saranno gli strumenti e le tecniche del futuro che permetteranno di ottenere quella evidenza?
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ATLAST, un gigantesco ‘occhio’ nello spazio

Qualche giorno fa, abbiamo scritto della cerimonia inaugurale di quello che sarà il più grande telescopio terrestre del mondo, stiamo parlando dell’European Extremely Large Telescope (E-ELT) il cui specchio primario avrà un diametro di 39 metri. C’è, però, chi pensa già in grande per quanto riguarda i telescopi spaziali di nuova generazione. Infatti, nonostante quasi 25 anni di gloriosa carriera da quando il telescopio spaziale Hubble (HST) ha iniziato la sua missione, grazie alla quale sia gli addetti ai lavori che il grande pubblico hanno potuto ammirare le spettacolari immagini e condividere le grandi scoperte scientifiche, non solo ci si prepara al suo successore, il telescopio spaziale James Webb (JWST) che dovrebbe essere lanciato nel 2018, ma si pensa già ad un progetto più ambizioso per il futuro. Si perché gli astronomi vogliono andare oltre se si pensa che JWST avrà una vita più breve se confrontata con quella di HST. Continua a leggere ATLAST, un gigantesco ‘occhio’ nello spazio

La scoperta di Kepler-186f conferma l’esistenza di pianeti terrestri nella zona abitabile

The artist’s concept depicts Kepler-186f, the first validated Earth-size planet orbiting a distant star in the habitable zone—a range of distances from a star where liquid water might pool on the surface of an orbiting planet. The discovery of Kepler-186f confirms that Earth-size planets exist in the habitable zone of other stars and signals a significant step closer to finding a world similar to Earth. The artistic concept of Kepler-186f is the result of scientists and artists collaborating to help imagine the appearance of these distant worlds. Credit: Danielle Futselaar

Nonostante la recente scoperta di un pianeta extraterrestre delle dimensioni della Terra abbia fatto il giro del web, siamo ancora lontani dall’affermare che possa essere potenzialmente abitabile e perciò ospitare qualche forma di vita intelligente.

Denominato con la sigla Kepler-186f, si tratta del primo corpo celeste in orbita attorno ad una stella nana rossa ad una distanza ideale, nota come zona abitabile, dove l’acqua potrebbe esistere allo stato liquido, una condizione necessaria per lo sviluppo di qualche forma di vita, sia essa primitiva o complessa, almeno come noi la conosciamo. Inoltre, dobbiamo ammettere che potremo non essere in grado di saperlo poichè il pianeta non solo è distante dalla Terra, trovandosi a circa 500 anni-luce, ma risulta estremamente debole per effettuare delle eventuali “osservazioni dirette”. Non sappiamo di certo se la sua superficie sia rocciosa, nè se esista una atmosfera o di cosa sia fatta o se c’è in definitiva acqua sulla superficie.

Oggi, con l’attuale tecnologia non siamo ancora in grado di analizzare lo spettro dell’atmosfera di un esopianeta e non siamo nemmeno vicini a realizzare queste misure estremamente complesse. Forse dovremo aspettare la prossima generazione di telescopi spaziali, diciamo tra 10 o 20 anni. Nel frattempo qui sulla Terra si prepara ad entrare in funzione NESSI, cioè New Mexico Exoplanet Spectroscopic Survey Instrument, che avrà lo scopo di “assaggiare”, per così dire, gli esopianeti fornendo preziosi indizi sulla loro composizione chimica.

Insomma, stiamo parlando del primo corpo celeste delle dimensioni dei pianeti terrestri che si trova proprio nella zona abitabile ma è anche vero che le cose potrebbero cambiare presto. La ricerca di un pianeta che possa ospitare forme di vita intelligenti rimane ancora un obiettivo molto lontano, pura ricerca accademica, poichè non esiste un sistema solare alieno che si trovi abbastanza vicino da permettere una sorta di viaggio spaziale all’umanità, a meno che non avremo inventato tra qualche decina di anni i viaggi nel tempo. Viaggiando ad una velocità prossima a quella della luce, per raggiungere Kepler-186f  e fare ritorno a terra occorrerebbero più di 1000 anni.

NASA: NASA's Kepler Discovers First Earth-Size Planet In The 'Habitable Zone' of Another Star
AFP: Quest for extraterrestrial life not over: experts say
Gemini Observatory: FIRST POTENTIALLY HABITABLE EARTH-SIZED PLANET CONFIRMED BY GEMINI AND KECK OBSERVATORIES
Digital press-kit: Kepler-186f: The First Earth-size Habitable Zone Planet of Another Star
Video: Animation depicting Kepler-186f, the first validated Earth-size planet orbiting a distant star in the habitable zone

Osservatori astronomici a confronto: quale è stato il più produttivo del 2012?

Una analisi del numero degli articoli scientifici pubblicati nel 2012 mostra che l’European Southern Observatory (ESO) è davanti a tutti. Oltre 870 articoli riportano i dati ottenuti con i telescopi dell’ESO, un incremento significativo rispetto agli anni precedenti che rappresenta, inoltre, il picco di tutta la storia dell’osservatorio. Le pubblicazioni sono state comunque di poco superiori a quelle che hanno utilizzato i dati del telescopio spaziale Hubble.

Circa il 70% di tutti gli articoli che riportano le credenziali dell’ESO provengono dalle osservazioni realizzate con il Very Large Telescope (VLT) e con il complesso degli interferometri. Gli altri dati derivano dalle osservazioni effettuate con i telescopi dell’osservatorio Paranal a La Silla tra cui le survey realizzate con il telescopio VISTA. I contributi prodotti da queste osservazioni sono quasi simili a quelle dell’osservatorio Keck nelle Hawaii che si classifica in seconda posizione tra gli osservatori terrestri. Facciamo notare che il complesso radiotelescopio denominato ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), che sarà inaugurato ufficialmente il prossimo 13 Marzo 2013, ha contribuito con 16 pubblicazioni. Bisogna dire che i metodi che sono stati applicati per derivare questi numeri variano per ogni osservatorio per cui la figura non può essere sempre confrontata in maniera precisa. Quello che è certo è che l’ESO supera tutti gli altri osservatori terrestri e rimane da circa sei anni molto vicino al telescopio spaziale Hubble. Insomma, si tratta di dati statistici che danno semplicemente una idea di quanto lavoro scientifico viene fatto dai singoli osservatori, sia a terra che in orbita, e, forse, potranno essere utili ai giovani ricercatori coinvolti nei vari progetti di ricerca per una sana e buona competizione scientifica. 

ESO Publication Statistics: Basic ESO Publication Statistics

ESO Library: ESO’s Library

ESO Bibliography: ESO Telescope Bibliography