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Come ti peso la Via Lattea

L’emisfero settentrionale osservato dalla Sloan Digital Sky Survey. Si notano le scie di stelle molte delle quali si trovano all’interno della Via Lattea. Il cosiddetto “Palomar 5 stream” è quello più denso finora scoperto e rappresenta una sorta di calibratore di scala per studiare alcune proprietà della nostra galassia. Credit: Ana Bonaca

Cosa pensereste se il vostro medico vi dicesse che pesate tra 70 e 100 Kg? Con una bilancia possiamo fare molto meglio ma c’è un paziente per il quale ciò non è possibile: stiamo parlando della Via Lattea. Oggi, però, alcuni ricercatori del Dipartimento di Astronomia della Columbia University hanno sviluppato un nuovo metodo per ottenere una stima più precisa di quanto “pesa” la nostra galassia. Continua a leggere Come ti peso la Via Lattea

Dalla nascita del cosmo alla vita sulla Terra

Siamo soli nell’Universo? Come siamo arrivati fin qui? Gli scienziati stanno tentando di dare una risposta a queste grandi domande che suscitano da sempre la nostra perenne curiosità essendo parte profonda della nostra esistenza. Continua a leggere Dalla nascita del cosmo alla vita sulla Terra

Planck ‘ringiovanisce’ le stelle dell’Universo

I nuovi dati del consorzio Planck svelano una sorpresa: il processo di formazione delle stelle nell’Universo potrebbe essere più recente rispetto a quanto indicato precedentemente nell’analisi dei dati del satellite della NASA WMAP, predecessore di Planck. L’osservazione è stata possibile grazie alla nuove mappe dello strumento a bassa frequenza a bordo di Planck (LFI), che sono state prodotte dal Data Processing Centre di Trieste gestito da INAF-OATS in collaborazione con la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) e il Consorzio LFI. Continua a leggere Planck ‘ringiovanisce’ le stelle dell’Universo

La temperatura del ‘cuore’ delle stelle

Nel 1926, Sir Arthur Eddington scriveva nel suo lavoro intitolato La costituzione interna delle stelle: “A prima vista sembrerebbe che le regioni più interne del Sole e delle stelle siano meno accessibili all’investigazione scientifica rispetto alle altre regioni dell’Universo. Quali strumenti possono penetrare gli strati esterni della stella per testare le condizioni fisiche interne?” Oggi, quasi 90 anni dopo, questa domanda pare avere una risposta, grazie al lavoro di un gruppo di sei astrofisici delle Université libre de Bruxelles e dell’Université de Montpellier che, per la prima volta, sono stati in grado di misurare la temperatura nel cuore di alcune stelle di piccola massa e di stimare la loro età.

Université libre de Bruxelles: Des chercheurs belges et français réussissent à mesurer la température au cœur des étoiles

Nature: The temperature and chronology of heavy-element synthesis in low-mass stars

L’origine della radiazione infrarossa di fondo: stelle o galassie?

Quando si sono formate le prime stelle e le prime galassie? Quanta luminosità emettono? Sono alcune delle domande a cui tenterà di rispondere un esperimento spaziale della NASA che fa parte del programma “Sounding Rockets, denominato CIBER (Cosmic Infrared Background Experiment). Lo strumento ha permesso recentemente di rivelare sorprendentemente un eccesso di radiazione infrarossa distribuita nello spazio buio tra le galassie, una sorta di bagliore cosmico diffuso che risulta così luminoso come la luce emessa da tutte le galassie. Gli scienziati ritengono che si tratti di emissione associata alle stelle “orfane” che sono state espulse dalle proprie galassie. La scoperta aggiunge nuovi indizi a quello che già sappiamo sulle galassie in quanto non possono essere più considerate come quell’enorme insieme di stelle ma come delle strutture più estese, interconnesse da una immensa vastità di stelle. Le osservazioni di questo eccesso di radiazione infrarossa di fondo, già rivelata in precedenza dal telescopio spaziale Spitzer, stanno ora aprendo tutta una serie di domande per capire se si tratta di radiazione associata alle stelle, che sono troppo distanti per essere osservate direttamente, o alle prime galassie che si sono formate circa un miliardo di anni dopo il Big Bang.

NASA: NASA Rocket Experiment Finds the Universe Brighter Than We Thought

NASA: NASA Launching Experiment to Examine the Beginnings of the Universe

Science: Rogue stars outside galaxies may be everywhere

Science: On the origin of near-infrared extragalactic background light anisotropy

arXiv: On the Origin of Near-Infrared Extragalactic Background Light Anisotropy

La morte di tre stelle a causa dei buchi neri supermassicci

Alcuni ricercatori del MIPT e dello Space Research Institute della Russian Academy of Sciences hanno pubblicato un lavoro dove riportano una serie di dati, ottenuti con i satelliti ROSAT e XMM-Newton, relativi alla distruzione di alcune stelle a causa dei buchi neri supermassicci che risiedono nei nuclei delle galassie attive.

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Gli astronomi individuano un ‘punto caldo’ cosmico

Esistono varie ipotesi in base alle quali si ritiene che i raggi cosmici super energetici siano generati dai nuclei galattici attivi in cui la materia viene risucchiata da un buco nero supermassiccio che risiede nel nucleo galattico mentre altro materiale viene espulso a velocità relativistiche sotto forma di due getti che emergono dalle regioni nucleari della galassia. Un’altra possibilità è che i raggi cosmici ultra energetici siano prodotti in seguito alle esplosioni stellari che danno luogo a raggi gamma. Per quanto invece riguarda i raggi cosmici di più bassa energia è noto che essi provengono tipicamente dal Sole, dalle stelle e dalle supernovae, ma la sorgente dei raggi cosmici di più alta energia rimane ancora un mistero. Continua a leggere Gli astronomi individuano un ‘punto caldo’ cosmico

‘Ecografie’ stellari

Un gruppo internazionale di ricercatori hanno monitorato il “battito cardiaco” di un certo numero di stelle giovani che si trovano nella Nebulosa Cono, un brillante ammasso aperto circondato da un grande sistema di nebulosità diffuse che si trovano all’interno della costellazione dell’Unicorno, allo scopo di verificare alcuni modelli che descrivono la nascita del Sole avvenuta circa 4,6 miliardi di anni fa. I dati ottenuti grazie ad una serie di osservazioni realizzate con i satelliti MOST e CoRoT hanno permesso di svelare la struttura interna e l’età delle stelle.
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Dalle nane rosse gli indizi sulla formazione dei pianeti

A color-composite image from the Sloan Digital Sky Survey showing a large number of red dwarfs (all the red point sources). Credit: Sloan Digital Sky Survey

La maggior parte delle stelle presenti nella Via Lattea sono note come nane rosse, corpi celesti freddi, di piccole dimensioni, che possono essere osservati solo con i telescopi. Esse rappresentano una maggioranza “silenziosa”, una popolazione stellare storicamente considerata non rappresentativa e perciò poco studiata. Nonostante siano distribuite ovunque, le nane rosse sono molto deboli e ciò li rende difficili da osservare. Oggi, però, l’astrofisico Andrew West della Boston University è convinto che lo studio delle nane rosse potrà fornirci preziosi indizi non solo su come hanno origine tutte le stelle ma potrà darci delle indicazioni sulla formazione stessa dei pianeti. Infatti, dato che queste stelle sono molto comuni nell’Universo, è molto probabile che attorno ad esse orbitano pianeti un fatto che sta aprendo una nuova strada verso la ricerca di mondi alieni potenzialmente abitabili.

NSF: Red dwarf stars tell us how planets form