Archivi tag: simulazioni numeriche

Come ti ‘aiuto’ a formare le stelle

Gli astronomi hanno osservato tassi di formazione stellare estremamente elevati nelle galassie distanti, il che introduce una sorta di mistero: come si possono raggiungere questi numeri così elevati? In un articolo apparso su Astrophysica Journal Letters, un gruppo di scienziati propone che queste straordinarie attività potrebbero essere spiegate da un processo di alimentazione dovuto ai nuclei attivi che risiedono nel centro delle galassie. Continua a leggere Come ti ‘aiuto’ a formare le stelle

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Galassie nane satelliti: chi le ha viste?

La presenza di una specie di ondulazione nella periferia della Via Lattea (post) ha portato l’astrofisica Sukanya Chakrabarti del Rochester Institute of Technology (RIT) a rivelare una galassia nana, rimasta nascosta sotto il proprio “velo” di materia scura. Tale scoperta sta permettendo alla ricercatrice di affinare una tecnica per individuare altre galassie nane e comprendere ancora meglio la natura della materia scura mediante simulazioni numeriche che riguardano le storie evolutive delle galassie a disco, ricche di idrogeno atomico, e delle rispettive popolazioni di galassie satelliti. Continua a leggere Galassie nane satelliti: chi le ha viste?

Il mistero delle dune e degli oceani cosmici

Una serie di simulazioni condotte da un gruppo di ricercatori del Tokyo Institute of Technology e della Tsinghua University indicano che in termini di contenuto d’acqua i pianeti di tipo terrestre si trovano molto più facilmente attorno alle stelle di tipo solare anzichè attorno alle stelle di massa inferiore che sono attualmente i principali oggetti di studio. Continua a leggere Il mistero delle dune e degli oceani cosmici

Una supernova in collisione con la sua compagna

L’immagine rappresenta un momento della simulazione dei detriti che si espandono dalla supernova (mostrata in rosso) mentre si dirigono verso una stella vicina distruggendola (mostrata in blu). Credit: Daniel Kasen, Berkeley Lab/ UC Berkeley

Le supernovae di tipo Ia sono famose per la loro consistenza essendo considerate “candele standard” che gli astronomi utilizzano per determinare le distanze cosmologiche. Tuttavia, quasi per ironia della sorte, nuove osservazioni suggeriscono che la loro origine potrebbe essere non così uniforme. Continua a leggere Una supernova in collisione con la sua compagna

Vi ‘Illustris’ l’evoluzione cosmica delle galassie

A partire dagli ultimi dieci anni, la nostra comprensione sull’origine dell’Universo è decisamente migliorata in maniera estremamente significativa, grazie in particolare alle osservazioni realizzate da satellite ma anche a quelle condotte da terra con gli strumenti di ultima generazione. Nonostante esse abbiano permesso di studiare la radiazione cosmica di fondo con una precisione molto elevata, dell’ordine di qualche percento ma sfortunatamente, dai quei primi centinaia di migliaia di anni fino ad oggi si tratta di un lavoro che continua appassionatamente.

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Come ti peso i nucleoni

Il fatto che il neutrone sia leggermente più massiccio del protone è la ragione per cui i nuclei atomici hanno esattamente quelle proprietà che costituiscono il nostro mondo e che rendono in ultima analisi possibile la nostra esistenza. Oggi, 80 anni dopo la scoperta del neutrone, un gruppo di fisici europei guidati da Zoltán Fodor, portavoce della collaborazione Budapest-Marseille-Wuppertal, ha finalmente calcolato la minuscola differenza di massa tra il neutrone e il protone. I risultati, pubblicati su Science, sono considerati una pietra miliare e rappresentano una conferma della cromodinamica quantistica, la teoria che descrive dell’interazione forte. Per ottenere questi risultati è stato utilizzato uno dei computer più potenti del mondo: JUQUEEN.

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Le contraddizioni del modello CDM

Una collaborazione tra ricercatori di diverse università americane ha pubblicato un articolo su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) nel quale si spiegano le principali contraddizioni che presenta l’attuale modello cosmologico standard ΛCDM (Lambda-Cold Dark Matter) e propone alcuni approcci per riconciliare le osservazioni con le previsioni del modello.

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Il lensing gravitazionale di una coppia di buchi neri

Una settimana fa, ho pubblicato un post relativo alla simulazione più realistica mai realizzata di “Gargantua”, il buco nero protagonista di Interstellar, oggi nelle sale cinematografiche. E allora proviamo ad andare oltre, cercando di capire cosa succede se prendiamo due buchi neri e li facciamo interagire, realizzando cioè una simulazione che ci permetta di vedere come viene deformato lo spaziotempo attorno al sistema binario.

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Una fine ‘insolita’ per le stelle più antiche

Alcune stelle primordiali, ossia quelle che hanno masse 55-56 mila volte superiori a quella del Sole, potrebbero aver terminato il loro ciclo vitale in modo ‘insolito’. In altre parole, assieme alle stelle di prima generazione, questi oggetti sarebbero esplosi formando delle supernovae ‘vuote’, cioè senza lasciare dietro un buco nero come residuo finale dell’evoluzione stellare. E’ quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di astrofisici della University of California, Santa Cruz (UCSC) e della University of Minnesota dopo una serie di simulazioni numeriche realizzate mediante i supercomputer del Department of Energy’s (DOE’s) National Energy Research Scientific Computing Center (NERSC) e del Minnesota Supercomputing Institute dell’Università del Minnesota. I ricercatori hanno utilizzato un particolare codice astrofisico, denominato CASTRO e sviluppato dalla DOE’s Lawrence Berkeley National Laboratory’s (Berkeley Lab’s) Computational Research Division (CRD) e i risultati sono stati pubblicati su Astrophysical Journal (ApJ). Continua a leggere Una fine ‘insolita’ per le stelle più antiche

Le orbite coerenti delle galassie nane: un fenomeno universale?

Il fatto che non esistano tante galassie nane distribuite come uno sciame d’api attorno a quelle più grandi ma che invece “danzino”, per così dire, su orbite ordinate a forma di disco rappresenta una sfida alle nostre conoscenze su come si è formato ed evoluto il nostro Universo. Oggi, un gruppo internazionale di astronomi, che include tra gli altri Geraint Lewis dell’University of Sydney’s School of Physics, hanno pubblicato i risultati di uno studio che sembra, però, contraddire il modello cosmologico standard.

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