Archivi tag: Sagittarius A*

ALMA misura la massa del buco nero di NGC 1097

Immagine composita della galassia a spirale barrata NGC 1097. Misurando il moto di due molecole (HCO+ in rosso) e (HCN in verde/arancio), ALMA è stato in grado di determinare la massa del buco nero supermassiccio che risiede nel nucleo della galassia. I dati indicano un valore di 140 milioni di masse solari. Credit: ALMA (NRAO/ESO/NAOJ), K. Onishi; NASA/ESA Hubble Space Telescope, E. Sturdivant; NRAO/AUI/NSF

Un nuovo test osservativo ha permesso agli astronomi di misurare la massa di un buco nero supermassiccio che risiede nel cuore della galassia a spirale barrata NGC 1097 che si trova a circa 45 milioni di anni-luce nella costellazione della Fornace. Le osservazioni sono state condotte con l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) e indicano che il buco nero ha una massa di 140 milioni di masse solari. A confronto, il buco nero della Via Lattea, Sagittarius A* che ha una massa pari a poco più di 4 milioni di Soli, si può considerare un peso leggero. Continua a leggere ALMA misura la massa del buco nero di NGC 1097

Chandra cattura un ‘mega brillamento’ da Sagittarius A*

Al 225° meeting dell’American Astronomical Society (AAS), che si è svolto la settimana scorsa a Seattle, si è parlato di Sagittarius A* (Sgr A*), il buco nero che risiede nel nucleo della nostra galassia, un oggetto supermassiccio che contiene 4,5 milioni di volte la massa del Sole. Gli scienziati che utilizzano l’osservatorio spaziale Chandra hanno osservato Sgr A* varie volte da quando il telescopio fu lanciato nel 1999. Il gruppo di Daryl Haggard, che ha presentato gli ultimi risultati delle osservazioni nel corso di una conferenza stampa, hanno inizialmente utilizzato il telescopio spaziale per raggi-X al fine di verificare se Sgr A* ha fatto a pezzi una nube di gas, nota come G2 (post).

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G2, la nube di gas ‘sopravvive’ al passaggio ravvicinato con Sgr A*

Qualche mese fa, ho pubblicato un post in cui vengono spiegate alcune ipotesi sulla mancanza di emissione di radiazione che ci si aspettava dall’interazione tra la nube di gas G2 e il buco nero della Via Lattea Sagittarius A* (Sgr A*). Oggi, però, un nuovo studio mostra come la nube G2 sia arrivata ad una distanza di circa 30 miliardi di chilometri dal buco nero sopravvivendo alla sua intensa attrazione gravitazionale. I risultati sono apparsi su Astrophysical Journal Letters.

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Il mistero delle ‘Fermi bubbles’ si infittisce

Gli scienziati del Dipartimento di Energia dell’acceleratore nazionale SLAC di Stanford hanno analizzato i dati relativi a più di quattro anni di osservazioni condotte dal telescopio spaziale Fermi, assieme a quelli di altri esperimenti, al fine di creare un quadro il più dettagliato possibile delle due strutture a forma di “bolle” che si estendono per decine di migliaia di anni-luce dal centro della Via Lattea (post). Le cosiddette “Fermi bubbles“, che sono estremamente brillanti nei raggi-gamma, furono scoperte quattro anni fa da un gruppo di ricercatori di Harvard guidati da Douglas Finkbeiner dopo aver analizzato i dati dello strumento Large Area Telescope (LAT).

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La nube di gas G2: una ‘delusione’ astronomica

Un gruppo di ricercatori del Max Planck Institute in Germania hanno pubblicato un articolo in cui vengono spiegate alcune ipotesi sulla mancanza di emissione di radiazione dovuta all’interazione della nube di gas G2 con il buco nero della Via Lattea Sgr A*.

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Wormholes anzichè buchi neri nei nuclei galattici?

The center of our Galaxy, as seen in the radio. Credit: Farhad Zadeh, VLA, NRAO, APOD
E’ quanto sostengono due astrofisici, Zilong Li e Cosimo Bambi della Fudan University di Shanghai, in un articolo che hanno pubblicato di recente. Essi propongono una idea affascinante in base alla quale i buchi neri che riesiedono nei nuclei di quasi tutte le galassie attive potrebbero essere in realtà dei “portali”, meglio noti come “wormholes” o ponti di Einstein-Rosen, che puntano verso altre regioni del nostro Universo o di altri universi paralleli. Inoltre, essi spiegano come una tale idea potrà dimostrarsi vera o falsa grazie ad un nuovo strumento che sarà a breve installato presso un osservatorio dell’ESO in Cile.

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G2’s ‘close’ encounter with the supermassive black hole Sgr A*

A simulation of the gas cloud G2’s encounter with the supermassive black hole Sgr A*. The blue lines mark the orbits of the so-called “S” stars that are in close orbits around the black hole. (Image by ESO/MPE/Marc Schartmann).
In queste ore, una nube “suicida” di gas si sta dirigendo verso il buco nero supermassiccio della nostra galassia. Si tratta di un evento raro che può accadere in qualsiasi momento durante questi giorni. Dunque, gli astronomi hanno oggi la possibilità di studiare questo fenomeno osservando un buco nero “in azione” mentre si alimenta di gas e polveri.

Northwestern University’s Daryl Haggard has been closely watching the little cloud, called G2, and the black hole, called Sgr A*, as part of a study that should eventually help solve one of the outstanding questions surrounding black holes. How exactly do they achieve such supermassive proportions? Her latest data has been discussed during “Advances in Astrophysics,” held at Gwinnett Room of the Savannah International Convention Center. The briefing is part of the American Physical Society (APS) April Meeting in Savannah, Ga.

The closest approach between the black hole and gas cloud is predicted to occur any day now.

Haggard has been using two world-class observatories, the Chandra X-ray Observatory and the Very Large Array, to gather data on this potentially spectacular encounter. “Our most recent Chandra observation does not show enhanced emission in the X-rays”, Haggard said. “From the X-ray perspective, the gas cloud is late to the party, but it remains to be seen whether G2 is fashionably late or a no show. This work is fascinating because it will teach us about the growth and feeding of supermassive black holes. We know they are big, and we know they are out there, in vast numbers, but we aren’t sure in detail how they get their mass. Do they grow rapidly when they are young, like our kids do, or do they grow in fits and starts, whenever fuel becomes available? In watching the encounter between Sgr A* and G2 we may catch a massive black hole in the act of snatching its next meal”, she said.

More at Northwestern University: Watching for a Black Hole to Gobble up a gas Cloud

AstronomicaMens: G2 COULD REVEAL GALACTIC ‘INTERMEDIATE SIZED’ BLACK HOLES

Abstract: Hot News from the Milky Way's Central Black Hole