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Scoperta una magnetar ‘vicino’ ad una supernova

Le stelle più massicce terminano il loro ciclo vitale con una esplosione che rilascia una enorme quantità di materia ed energia. Ciò che rimane della stella originaria è un oggetto estremamente denso e collassato: stiamo parlando di una stella di neutroni o, nel caso ancora più estremo, di un buco nero. Continua a leggere Scoperta una magnetar ‘vicino’ ad una supernova

Note musicali dalle supernovae

Tutti sappiamo come appaiono i resti di supernovae, esplosioni stellari violente che si manifestano come tra gli oggetti più brillanti nell’Universo e la cui luminosità dura per almeno alcune settimane. Mentre le supernovae possono essere osservate, non possono essere “ascoltate” dato che le onde sonore non possono propagarsi nello spazio. Ma cosa succede se le onde luminose emesse in seguito all’esplosione della stella o dovute ad altri fenomeni astrofisici sono convertite, per così dire, in suoni?

E’ l’idea che ha avuto il percussionista Mickey Hart, vincitore di un Grammy award, che ha catturato l’attenzione dell’astrofisico, e Premio Nobel per la Fisica nel 2006, George Smoot del Lawrence Berkeley National Laboratory. Quando una stella esplode generando una supernova gli astronomi registrano onde elettromagnetiche che arrivano ai telescopi. Keith Jacksonun informatico del Berkeley Laboratory, appassionato di musica, ha raccolto una serie di dati relativi a supernovae di breve durata, convertendo la radiazione elettromagnetica in dati audio, preservando comunque l’informazione scientifica. Riproducendo l’audio al computer si sentono dei suoni caratteristici di un tamburo cupo vibrante, con toni bassi e alti, come se fossero associati ai quelli prodotti da un terremoto. Un’idea interessante e divertente che è stata accolta con entusiasmo anche nell’ambito di progetti di educazione e di divulgazione scientifica perché ha permesso di tradurre, per così dire, fenomeni astrofisici di alta energia in suoni e musica.