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3C 279, che fantastico flare!

Cinque miliardi di anni fa, si ebbe un brillamento in una regione dello spazio in prossimità del buco nero che risiede nel nucleo del quasar 3C 279. Lo scorso 14 Giugno, l’impulso della radiazione di alta energia, o flare, prodotto da questo evento è arrivato finalmente a Terra mettendo in moto i rivelatori a bordo del telescopio spaziale per raggi gamma Fermi e di altri satelliti. Gli astronomi di vari osservatori sparsi sul globo hanno subito puntato gli strumenti verso la sorgente per osservare questo brillamento da record, sia pur di breve durata, in grande dettaglio. Continua a leggere 3C 279, che fantastico flare!

ALMA cattura un brillamento sulla gigante rossa Mira A

Illustrazione di un flare gigante sulla superficie della gigante rossa Mira A. Sullo sfondo, è mostra la compagna Mira B sulla quale sta cadendo del materiale. Credit: Katja Lindblom

Una serie di osservazioni realizzate con ALMA hanno permesso di rivelare ciò che sembra essere un gigantesco brillamento (flare) emergere dalla superficie di Mira A, una delle più vicine e famose giganti rosse. Questa attività, osservata in questa classe di stelle simile a quella che si ha sulla superficie del Sole, rappresenta una vera e propria sorpresa. La scoperta potrebbe fornire nuovi indizi per spiegare come i venti stellari provenienti dalle giganti rosse contribuiscono al cosiddetto “ecosistema” della Via Lattea. I risultati di questo studio sono pubblicati su Astronomy & Astrophysics.

Onsala Space Observatory: Sharp-eyed Alma spots a flare on famous red giant star

Astronomy & Astrophysics: Resolving the stellar activity of the Mira AB binary with ALMA

arXiv: Resolving the stellar activity of the Mira AB binary with ALMA

Il ‘rigurgito’ del buco nero della Via Lattea

Il buco nero della Via Lattea emette una quantità di energia molto bassa se paragonata alle sue dimensioni, quasi simile a quella del Sole, nonostante la sua massa sia circa 4 miliardi di volte superiore.

Tuttavia, gli astronomi hanno notato che quasi una volta al giorno, il buco nero entra in azione emettendo un breve burst di radiazione prima di ritornare ad una situazione di normalità. Non è ancora chiaro che cosa stia causando questi flare e gli scienziati stanno cercando di definire il loro andamento periodico in modo da comprendere, in generale, come evolvono i buchi neri supermassicci. Oggi, grazie ad una serie di osservazioni condotte con l’osservatorio per raggi-X Chandra, un gruppo di ricercatori del MIT, dell’Università di Amsterdam e dell’Università del Michigan hanno rivelato l’emissione più luminosa mai osservata da Sagittarius A*. Questo flare è 150 volte più brillante rispetto alla luminosità prodotta dal buco nero in condizioni di normale attività. Gli astronomi lo hanno osservato per più di un ora prima che svanisse e ritengono che sia un segnale caratteristico associato ai buchi neri più evoluti. Insomma, pare che queste improvvise emissioni di alta energia siano legate ad una sorta di ‘rigurgito’ da parte del buco nero che non riesce a consumare, per così dire, quell’eccesso di materia che cade verso il suo centro dal disco di accrescimento. Infine, dobbiamo dire che la fisica che sta alla base di questo fenomeno rimane ancora un mistero che gli scienziati tenteranno di svelare con ulteriori osservazioni. “Stiamo osservando la grande fuga del gas”, spiega Frederick K. Baganoff del MIT Kavli Institute, “si perché la maggior parte del gas sfugge dal buco nero e questo non è ciò che ci aspettiamo”.

[Press release: A burst of activity in the middle of the Milky Way]

arXiv: Chandra-HETGS Observations of the Brightest Flare Seen from Sgr A*

Un buco nero ‘assassino’

Credit: NASA, S. Gezari (The Johns Hopkins University), and J. Guilloch (University of California, Santa Cruz)

Questa immagine elaborata al computer mostra la simulazione del gas di una stella che, catturato dalle intense forze di marea, cade verso un buco nero. Parte del gas viene espulsa nello spazio con velocità relativistiche.

Grazie ad una serie di osservazioni realizzate con il satellite Galaxy Evolution Explorer (GALEX) e il telescopio Pan-STARRS1, un gruppo di astronomi sono stati in grado di ottenere una chiara evidenza di questo processo violento: la distruzione di una stella da parte di un buco nero supermassiccio. I ricercatori hanno registrato i segnali di questo evento e cioè un flare nelle bande ottico e ultravioletto dello spettro elettromagnetico che indicano la caduta del gas verso il buco nero così come l’espulsione di parte di gas ricco di elio. L’analisi del flare fornisce indicazioni importanti sullo scenario e sulle proprietà fisiche della stella vittima del processo [video]. Inoltre, per verificare che si tratti proprio di una stella che sta per essere divorata da un buco nero anzichè trattarsi di un altro evento energetico associato al nucleo galattico, gli astronomi hanno utilizzato l’osservatorio spaziale Chandra per analizzare il gas. I dati suggeriscono che le proprietà del gas non sono consistenti con quelle tipiche di un nucleo galattico attivo. La galassia che ospita questo particolare evento è nota con la sigla PS1-10jh e si trova a circa 2,7 miliardi di anni-luce. Infine, gli astronomi hanno ‘pesato’ il buco nero killer ottenendo una valore di diversi milioni di masse solari che è consistente con la massa del buco nero presente nel nucleo della nostra galassia.