Galassie nane satelliti: chi le ha viste?

La presenza di una specie di ondulazione nella periferia della Via Lattea (post) ha portato l’astrofisica Sukanya Chakrabarti del Rochester Institute of Technology (RIT) a rivelare una galassia nana, rimasta nascosta sotto il proprio “velo” di materia scura. Tale scoperta sta permettendo alla ricercatrice di affinare una tecnica per individuare altre galassie nane e comprendere ancora meglio la natura della materia scura mediante simulazioni numeriche che riguardano le storie evolutive delle galassie a disco, ricche di idrogeno atomico, e delle rispettive popolazioni di galassie satelliti.

Questa immagine, realizzata con il Very Large Array, mostra la distribuzione dell’idrogeno atomico della galassia Whirlpool. La “X” denota la galassia nana satellite. Le simulazioni dinamiche permettono di determinare la sua massa e posizione. Credit: Chakrabarti et al. 2011

Lo studio di queste regioni sovrapposte che si trovano nelle galassie a spirale ha lo scopo di risolvere un enigma astrofisico che è stato soprannominato “il problema delle galassie satelliti mancanti”. Infatti, mentre le simulazioni teoriche predicono la presenza di un numero elevato di galassie satelliti i dati osservativi mostrano tutt’altro. All’inizio di quest’anno, Chakrabarti aveva già validato la sua predizione in merito all’esistenza di una galassia satellite localizzata vicino al piano galattico che non era stata identificata in precedenza, (vedasi l’articolo su Media INAF Quattro cefeidi per una galassia nana). Con questo nuovo studio, invece, l’autrice creerà la prima mappa “simulata” producendo un catalogo di galassie satelliti grazie allo studio dei dischi di idrogeno atomico. “Costruiremo dei modelli che siano consistenti sia con la distribuzione dell’idrogeno atomico che con i dati stellari della nostra galassia, che mostra delle ondulazioni verso le regioni più esterne, una notevole deformazione e delle onde verticali nel disco galattico”, spiega Chakrabarti. L’obiettivo di acquisire nuovi indizi sulla distribuzione della materia scura combina il metodo sviluppato da Chakrabarti con il fenomeno della lente gravitazionale. Ciò permetterà alla ricercatrice di analizzare le anomalie presenti nella mappa dell’idrogeno atomico e i dati ricavati dal lensing gravitazionale. “Comparare e confrontare i risultati da entrambi i metodi potrebbe migliorare la statistica di rivelare le galassie nane dominate dalla materia scura”, conclude Chakrabarti.

RIT: Simulated map of missing satellite galaxies could answer dark matter puzzle
RIT: Lifting the veil on a dark galaxy
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