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Le galassie più ‘soffici’ dell’Universo

Un team internazionale di astronomi guidati da Pieter van Dokkum della Yale University hanno utilizzato il telescopio Keck-I di 10m per confermare l’esistenza di una nuova classe delle galassie “più diffuse” dell’Universo. Nonostante questi oggetti si estendano quasi come la Via Lattea, che ha una diametro di 60.000 anni-luce, essi contengono solo l’un percento delle stelle. I risultati sono stati pubblicati su Astrophysical Journal Letters.
Grazie ad una serie di osservazioni condotte con il Dragonfly Telephoto Array, gli astronomi hanno scoperto un insieme di blob verso l’ammasso della Chioma. Uno di questi enigmatici oggetti, Dragonfly 44, è stato studiato in dettaglio con l’Osservatorio Keck confermando che si tratta di una galassia estremamente diffusa che appare molto debole. Credit: P. VAN DOKKUM, R. ABRAHAM, J. BRODIE

Questi insiemi stellari estremamente diffusi si trovano in una regione densa e violenta dello spazio, l’ammasso di galassie della Chioma, dove migliaia di galassie “sfrecciano”, si fa per dire, tutt’intorno in una sorta di danza gravitazionale: qui la materia scura fa da scudo con i rispettivi aloni proteggendo questi oggetti dalle interazioni galattiche. Determinare la loro distanza non è stato così immediato. Infatti, i dati dell’Osservatorio Keck mostrano che questi “blob” sono molto diffusi e distanti, circa 300 milioni di anni-luce, piuttosto che essere piccoli e più vicini. Ad essi, è stata attribuita la sigla di UDGs che sta per Ultra Diffuse Galaxies.

Dragonfly 17, un altro esempio di Ultra Diffuse Galaxy (a destra) a confronto con altri tipi di galassie (a sinistra) quali Andromeda (galassia a spirale) e NGC 205, una galassia ellittica nana. Le galassie diffuse possiedono mediamente lo stesso numero di stelle di una ellittica nana ma si trovano più sparse in una regione più grande. Credit: B. SCHOENING, V. HARVEY/REU PROGRAM/NOAO/AURA/NSF, P. VAN DOKKUM/HUBBLE SPACE TELESCOPE

La sfida è ora quella di capire qual è l’origine di questi oggetti: si tratta, forse, di galassie mancate che hanno perso il gas oppure erano un tempo delle vere e proprie galassie che hanno subito tutta una serie di interazioni all’interno dell’ammasso o, ancora, si tratta di pezzi di galassie che sono state “distrutte” per poi si sono perse nello spazio? Per rispondere a queste domande bisognerà definire esattamente quanta materia scura esiste in queste galassie peculiari, misure che gli stessi ricercatori ritengono saranno decisamente complicate.

Keck Observatory: Scientists at Keck Discover the Fluffiest Galaxies
arXiv: Spectroscopic Confirmation of the Existence of Large, Diffuse Galaxies in the Coma Cluster