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PTOLEMY va a caccia di neutrini fossili

Miliardi e miliardi di neutrini attraversano il nostro corpo in ogni istante del giorno e secondo i cosmologi la maggior parte di essi provengono direttamente dal Big Bang piuttosto che dal Sole o da altre sorgenti. Se sarà confermata questa ipotesi, essa potrebbe fornirci preziosi indizi sull’Universo primordiale e sulla fisica di queste particelle. Ma come si fa ad investigare qualcosa di così elusivo?

Al Princeton Plasma Physics Laboratory (PPPL) del Dipartimento di Energia, i ricercatori guidati da Chris Tully dell’Università di Princeton stanno organizzando una particolare “caccia” a queste particelle fossili, così sfuggenti. Il punto di partenza è il fatto che i neutrini possono essere catturati dal trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno, e possono fornire una piccola quantità di energia agli elettroni, o alle particelle beta, che sono emessi a seguito del decadimento del tritio. Tully ha realizzato un prototipo per rivelare i neutrini fossili, calcolando l’energia extra che essi impartiscono agli elettroni, al fine di eseguire le misure con una precisione così elevata che non è stata mai fatta in precedenza. “Rivelare queste particelle emesse direttamente dal Big Bang equivale a captare un flebile battito cardiaco all’interno di uno stadio rumoroso”, ha dichiarato Charles Gentile, ingegnere capo del progetto che lo stesso Tully ha chiamato PTOLEMY che sta per Princeton Tritium Observatory for Light, Early Universe Massive Neutrino Yield.

PPPL: Princeton Launch Hunt for Big Bang Particles Offering Clues to the Origin of the Universe
arXiv: Development of a Relic Neutrino Detection Experiment at PTOLEMY: Princeton Tritium Observatory for Light, Early-Universe, Massive-Neutrino Yield