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Per la ricerca di ET aspettiamoci l’inaspettato

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post in merito ad un congresso di Astrobiologia organizzato da Steven J. Dick, presidente del Baruch S. Blumberg NASA/Library of Congress in Astrobiology, che ha convocato scienziati, storici, filosofi e teologi di tutto il mondo per un simposio di due giorni presso la Biblioteca del Congresso. Gli argomenti avevano lo scopo di esplorare le varie implicazioni che la scoperta di una civiltà intelligente possa avere sull’umanità ma anche per discutere il significato della vita stessa e il nostro ruolo nell’Universo (post).

Alcuni spettatori amanti di “cose aliene” sono stati certamente delusi quando Seth Shostak dell’Istituto SETI ha aperto il simposio affermando che finora nessuno segnale da ET è mai stato rivelato (“How we are looking for life and what it would mean to find it). Poi è stata la volta di Dirk Schulze-Makuch, della Washington State University, sul tema “Landscape of Life, ossia il paesaggio della vita che, come ha sottolineato il filosofo della scienza Carlos Mariscal, è estremamente difficile da valutare dato che N=1: in altre parole, conosciamo solamente una biosfera. Se poi pensiamo a quanto sia diversa la vita sulla Terra, possiamo immaginarci quanto potrebbe essere diversa la vita aliena nello spazio cosmico. Lori Marino, una neuroscienziata, ha proseguito con una presentazione sul tema “Landscape of Intelligence”, cioè il paesaggio dell’intelligenza, tra le varie specie animali e l’antropologo John Traphagan ha parlato sul tema dell’influenza che possono avere le differenze etniche e culturali quando ci immaginiamo gli alieni. Marino ha sottolineato come le interazioni umane, ne sono un esempio gli incontri tra gli aborigeni e le culture occidentali, siano spesso utilizzati come paragone per rappresentare il “primo contatto” con gli extraterrestri. Forse, secondo Marino, un buon esempio potrebbe derivare dalle interazioni che noi essere umani abbiamo con i delfini, le balene o con altre specie di animali intelligenti che popolano il nostro pianeta. Tra gli altri temi presentati durante il simposio, ricordiamo gli interventi della filosofa della scienza Carol Cleland sullo stato morale che emergerebbe dalla presenza di microbi indigeni su Marte o dall’esistenza di animali intelligenti di origine extraterrestre; della filosofa Susan Schneider sull’intelligenza artificiale e sul fatto che dobbiamo aspettarci anche esseri non organici ma piuttosto “macchine pensanti”, una sorta di robot, android o borg. Poi è stata la volta di Guy Consolmagno, un prete dell’Osservatorio del Vaticano, il quale ha considerato le implicazioni teologiche del “primo contatto”: alla domanda se sarebbe in grado di battezzare un alieno, la sua risposta è stata “solo se lo desidera!” Il simposio ha incluso alcuni temi più elaborati che hanno toccato i campi dell’astrobiologia e del programma del SETI. Certamente, dovremmo liberarci la nostra mente quando pensiamo all’aspetto di un eventuale alieno: per esempio, un polipo tecnologicamente avanzato oppure una mente superiore oppure ancora un animale intelligente tipo quelli che vediamo nei film? Forse, sulla base dell’evoluzione biologica, ci dobbiamo aspettare di incontrare un predatore sociale, probabilmente un onnivoro, che mangia sia animali che piante. C’è una ragione perchè le mucche sono così stupide: hanno solo bisogno di pascolare e scappare dai predatori. D’altra parte, il predatore deve essere intelligente per mangiare la mucca e anticipare i suoi movimenti. E, naturalmente, c’è sempre la possibilità che esista uno sciame intelligente. Insomma, tanti temi interessanti e curiosi che hanno lo scopo di prepararci psicologicamente e moralmente alla possibilità che esista la vita oltre la Terra. Per concludere, alcuni ricercatori del SETI si aspettano di rivelare il primo segnale intelligente di tipo extraterrestre nei prossimi 20-25 anni (post), data la nostra attuale tecnologia. Chi lo sa, forse li stiamo già ricevendo ma non siamo in grado nè di rivelarli nè di interpretarli.

Air&Space Magazine: To Find Alien Life, Expect the Unexpected