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Laser robotici per la ricerca di esopianeti

Un gruppo di astronomi guidati da Christoph Baranec dell’Istituto di Astronomia presso l’Università delle Hawaii stanno sperimentando il primo laser robotico ad ottica adattiva (Robo-AO) per studiare migliaia di sistemi stellari alla ricerca di esopianeti con un potere esplorativo confrontabile con quello del telescopio spaziale Hubble
The ultraviolet Robo-AO laser originating from the Palomar 1.5-meter Telescope dome.

La tecnica dell’ottica adattiva viene utilizzati dai telescopi terrestri per rimuovere gli effetti di sfocatura delle immagini a causa della turbolenza atmosferica. Il successo del laser robotico sta nella sua efficienza perchè permette di osservare centinaia di candidati in una singola notte rispetto ai sistemi convenzionali. Finora, il sistema Robo-AO è stato utilizzato per realizzare oltre tredicimila osservazioni da cui sono emersi risultati sorprendenti. Gli astronomi hanno identificato particolari esopianeti giganti, appartenenti alla categoria dei “gioviani caldi“, che si muovono su orbite strette e sono presenti in sistemi stellari binari con un numero quasi tre volte superiore rispetto agli altri pianeti. Questi sistemi planetari unici sono interessanti per capire come hanno origine i pianeti ma anche per ricavare preziosi indizi sull’esistenza di eventuali forme di vita aliena. Oggi, la survey di Robo-AO, che copre una lista di 715 candidati identificati dal satellite Kepler, rappresenta la campagna scientifica più grande mai realizzata con il sistema dell’ottica adattiva. Il passo successivo sarà ora quello di estendere le osservazioni a 4000 oggetti che sono nella lista dei candidati di Kepler e anche a quelli che di volta in volta saranno identificati dalla prossima missione K2 di Kepler.

University of Hawaii: Laser-wielding robot probes exoplanet systems
arXiv: High-efficiency Autonomous Laser Adaptive Optics
arXiv: Robotic Laser-Adaptive-Optics Imaging of 715 Kepler Exoplanet Candidates using Robo-AO