darkmatter

Le strutture cosmiche secondo il modello CDM

Un gruppo di scienziati hanno pubblicato su Nature un articolo che si riferisce al modello della materia scura “fredda” (Cold Dark Matter, CDM) da cui potrebbero emergere preziosi indizi e risposte sulla formazione delle galassie e sulla struttura su larga scala dell’Universo. Tuttavia, questi risultati sembrano contrastare i recenti dati ottenuti dal telescopio spaziale Hubble.
La figura mostra un confronto della distribuzione di materia su larga scala che risulta molto simile nel modello DM (particelle di materia scura) e nel modello CDM (cold dark matter) . Credit: UPV/EHU

Si ritiene che la materia scura fredda sia composta da particelle che si muovono molto lentamente rispetto alla luce e che interagiscono debolmente con la radiazione elettromagnetica. Il modello che descrive questa enigmatica componente, che costituisce oltre l’80% di tutta la materia presente nello spazio, permette di spiegare l’evoluzione dell’Universo dagli stati primordiali fino all’attuale distribuzione delle strutture cosmiche su larga scala. Anche se il modello non ha permesso di spiegare in maniera soddisfacente alcune osservazioni, oggi il lavoro di Tom Broadhurst del Dipartimento di Fisica Teorica dell’Istituto UPV/EHU e colleghi prova a fare luce su questo argomento. Eseguendo una serie di simulazioni numeriche, i ricercatori hanno trovato che è possibile prevedere come si formino le galassie nel contesto di una nuova interpretazione che si basa sulla materia scura fredda. Ora il team dovrà confrontare queste previsioni con i dati di Hubble. Grazie a questo studio, che sembra alquanto promettente, si apre una nuova finestra sulla ricerca della materia scura che può essere considerata come una sorta di “fluido quantistico a bassa temperatura” che governa la formazione della strutture su larga scala dell’Universo e da cui potremo ricavare, si spera, informazioni di vitale importanza sulla formazione delle prime galassie.

UPV/EHU: Reinterpreting dark matter
arXiv: Cosmic Structure as the Quantum Interference of a Coherent Dark Wave