La vita aliena, secondo noi

Quando si parla della possibilità di trovare vita su altri mondi alieni, di solito si dice “la vita, come noi la conosciamo”. Ma bisogna ricordare che siamo rimasti sorpresi quando sono state scoperte forme di vita estrema, esotica, sul nostro pianeta. Perciò occorre capire come la vita potrebbe evolvere e svilupparsi sugli ambienti planetari alieni. E’ quello che un gruppo di scienziati ha recentemente discusso alla Conferenza Europea delle Scienze Planetarie (EPSC 2012)  tenutasi a Madrid la scorsa settimana.

Secondo quanto ne sappiamo, ci si aspetta di trovare pianeti che possono ospitare la vita nella cosiddetta zona di abitabilità, cioè quella regione orbitale attorno alla stella in cui i pianeti di tipo terrestre che contengono biossido di carbonio, vapore acqueo e atmosfere ricche di azoto potrebbero mantenere l’acqua allo stato liquido sulla superficie. Questo ha portato gli scienziati a cercare eventuali segnali biologici prodotti da qualche forma di vita extraterrestre  dotata di un metabolismo simile a quello terrestre, dove cioè l’acqua è utilizzata come solvente e dove i mattoni fondamentali della vita, ossia gli aminoacidi, si sviluppano in ambienti in cui sono presenti l’ossigeno e il carbonio. Comunque sia, queste condizioni potrebbero non essere le uniche per le quali la vita può svilupparsi. Sotto la guida di Maria Firneis, l’Università di Vienna  ha costituito un gruppo di ricerca per lo studio di forme di vita extraterrestre che si basano su altri tipi di solventi presenti nei sistemi planetari alieni. “E’ arrivato il momento di prendere una posizione radicale ed eliminare per sempre la nostra mentalità antropica quando si studia la vita nell’Universo“, ha dichiarato Johannes Leitner che fa parte del gruppo di ricerca. “Nonostante questa sia l’unica forma di vita che conosciamo, non si può escludere il fatto che altre forme di vita abbiano preso una strada alternativa all’evoluzione biologica e con un metabolismo diverso da quello a noi noto“, dichiara ancora Leitner. Una delle condizioni necessarie per il tipo di solvente a supporto dello sviluppo della vita è che rimanga liquido su un ampio intervallo di valori della temperatura. L’acqua, ad esempio, rimane allo stato liquido tra 0°C e 100°C, ma altri tipi di solventi possono ancora esistere allo stato liquido fino a temperature di circa 200°C. Questo caratteristico tipo di solvente potrebbe dar luogo all’esistenza di un vero e proprio oceano sulla superficie del pianeta se si trova molto vicino alla sua stella. Lo scenario opposto è ancora possibile. Un oceano formato da ammoniaca potrebbe essere presente allo stato liquido sulla superficie di un pianeta che si trova a enormi distanze dalla stella centrale. Infatti, oggi sappiamo che veri e propri laghi di metano/etano ricoprono grandi regioni della superficie di Titano, un satellite di Saturno. Di conseguenza, le varie discussioni sull’esistenza di potenziali forme di vita extraterrestre e di quali siano le strategie migliori per la sua ricerca sono in fase di sviluppo e non sono solamente limitate agli esopianeti o alle zone di abitabilità. Il gruppo di ricerca dell’Università di Vienna studierà le proprietà di vari solventi, la loro abbondanza nello spazio, le caratteristiche termiche e biochimiche che sono fondamentali per l’origine e l’evoluzione di possibili forme di vita aliena. “Anche se la maggior parte dei pianeti extrasolari sono pianeti gassosi e massicci, simili a Giove, la scoperta di pianeti molto simili alla Terra rimane solo una questione di tempo“, conclude Leitner.

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