WiggleZ conferma il ‘nostro’ modello di Universo

E’ noto che le galassie sono formate dalle stelle e che le galassie a loro volta si raggruppano per formare gli ammassi di galassie e che, ancora, gli ammassi di galassie formano le strutture più grandi che conosciamo, i super ammassi. Ma a quale livello, se ne esiste uno, si ferma questa sorta di sequenza di strutture cosmiche? Gli scienziati hanno a lungo dibattuto su questo argomento dato che la formazione degli ammassi su larga scala sarebbe in contrasto con quanto viene descritto dal “nostro” modello cosmologico standard. Questo modello si basa sulle equazioni della relatività generale e assume che qualsiasi struttura cosmica sia abbastanza lineare e continua considerando le più grandi scale cosmologiche. Se, però, trovassimo che la materia si addensa su queste enormi distanze cosmiche allora dovremmo rivedere il nostro modello di Universo.

I cosmologi sono d’accordo sul fatto che su scale più ‘piccole’, si intendono distanze dell’ordine di decine di milioni di anni-luce, le strutture tendono a raggrupparsi. Dunque, il modello cosmologico standard può essere ancora corretto se la distribuzione di materia si mantiene omogenea su scale cosmiche maggiori, non importa la direzione di vista. Tuttavia, alcuni scienziati hanno di recente affermato che l’Universo nella sua totalità non è sempre omogeneo e che , invece, la materia si addensa su scale più piccole, un po’ come i famosi frattali di Mandelbrot che descrivono, ad esempio, la struttura di un fiocco di neve. Ciò vuol dire che se l’Universo possiede proprietà simili a quelle di un frattale, la nostra descrizione dello spaziotempo è sbagliata così come il concetto di energia scura. Oggi, la pubblicazione di nuovi dati che derivano da una survey del cielo potrebbero mettere fine a questo dibattito. Infatti, grazie ad una serie di osservazioni condotte con il telescopio anglo-australiano è stato trovato che su distanze cosmologiche maggiori di 350 milioni di anni-luce la materia si distribuisce in maniera estremamente regolare presentando qualche piccola struttura che ricorda i frattali. La survey denominata WiggleZ contiene più di 200 mila galassie e si riferisce ad un volume di spazio di circa 3 miliardi di anni-luce cubici. Questa scoperta è di fondamentale importanza perché conferma le nostre idee e i metodi utilizzati per studiare la struttura dell’Universo. La nostra comprensione dell’Universo, il modo con cui interpretiamo l’informazione che ci arriva dalle stelle e dalle galassie potrebbe essere diversa se l’Universo non fosse così regolare su larga scala. Da questa ricerca emerge, però, che se analizziamo la distribuzione spaziale delle galassie fino a distanze dell’ordine di 930 milioni di anni-luce si trova una situazione di omogeneità, in altre parole non sono presenti addensamenti di materia su larga scala. Insomma, da quanto ci viene fornito dai dati del progetto WiggleZ Dark Energy Survey possiamo essere sicuri, con un elevato grado di certezza, che il nostro modello di Universo su larga scala è corretto.

ArXiv: The WiggleZ Dark Energy Survey: the transition to large-scale cosmic homogeneity

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