I gravitoni quantistici potrebbero ‘assomigliare’ alle particelle di forza ordinarie

In un articolo apparso sul numero di Maggio di Scientific American, un gruppo di ricercatori tentano di spiegare alcuni problemi spinosi che i fisici delle particelle devono affrontare quando si ha a che fare con gli esperimenti che riguardano la collisione delle particelle elementari.

Sappiamo tutti che il grande collisore adronico (Large Hadron Collider, LHC) del CERN rappresenta oggi lo strumento più complesso e più avanzato per mezzo del quale vengono fatti collidere fasci di protoni a velocità prossime a quelle della luce al fine di studiare i ‘resti’ della collisione delle particelle. Si tratta comunque di una tecnologia estrema che rappresenta anche una sfida per gli stessi rivelatori quando devono essere interpretati i dati, un fatto che potrebbe sembrare strano a prima vista. Ora, il modello standard è una teoria ben consolidata, anche se esistono delle lacune, e i teorici lo applicano continuamente per prevedere da un lato i risultati degli esperimenti e dall’altro descrivere come si comportano le particelle in condizioni estreme al fine di osservare qualche evento di natura esotica. Tuttavia, nel fare questo la tecnica di calcolo di basa su un metodo sviluppato più di 60 anni fa dal grande fisico teorico Richard Feynman per cui pare che oggi esso abbia raggiunto il suo limite di utilità in molte applicazioni. Gli autori dell’articolo Zvi Bern, Lance J. Dixon e David A. Kosower presentano un nuovo approccio che sembra portare una sorta di linfa vitale verso la formulazione di una teoria unificata: in altre parole, la loro idea è che la forza di gravità potrebbe comportarsi come due ‘copie’ dell’interazione subnucleare forte che agiscono all’unisono.

Pubblicità