Un nuovo paradigma per i nuclei galattici attivi

Le galassie di Seyfert sono simili alle galassie normali come la Via Lattea tranne per una caratteristica che li contraddistingue: i loro nuclei sono estremamente brillanti ed in certi casi possono avere una luminosità pari a 100 miliardi di soli.

Gli astronomi ritengono che questa enorme quantità di energia sia dovuta all’attività che si genera attorno al buco nero supermassiccio situato nei nuclei delle galassie: man mano che la materia si accresce, essa si surriscalda ed emette radiazione di alta energia. Anche la Via Lattea possiede un buco nero di grande massa e sappiamo che una certa quantità di materia sta cadendo verso il suo nucleo centrale. Tuttavia, per motivi che ancora non sono chiari, il nucleo della nostra galassia non è particolarmente brillante se confrontato con la luminosità delle stelle che sono distribuite nelle braccia a spirale. Storicamente, le osservazioni ottiche hanno permesso di identificare due tipi di galassie di Seyfert le cui differenze di luminosità vengono spiegate in termini di effetti geometrici dovuti all’allineamento del piano del disco della galassia rispetto alla linea di vista dell’osservatore, una idea che permette di semplificare lo schema di classificazione delle galassie attive. Ma di recente, alcune osservazioni più accurate relative ad un insieme più numeroso di galassie suggeriscono che la maggior parte di esse non seguono lo schema standard di classificazione e dunque pare che ci sia qualcosa d’altro rispetto agli effetti geometrici che le differenziano. I ricercatori del CfA Andrea Marinucci, Fabrizio Nicastro e Andy Goulding hanno pubblicato un articolo in cui affermano che il paradigma dei nuclei galattici va rivisto.

[Press release: A New Paradigm for Active Galactic Nuclei]