Il mistero della massa mancante secondo Lawrence Krauss

Il libro che voglio segnalare oggi è Il mistero della massa mancante nell’Universo di Lawrence Krauss, edito da Raffaello Cortina. Il termine massa mancante risale agli anni ’30 quando l’astronomo svizzero Fritz Zwicky, eseguendo una serie di osservazioni al telescopio su alcune classi di galassie nell’ammasso di Coma, aveva notato che, oltre alle stelle, ci doveva essere qualcosa in più che non era possibile rivelare e che fosse tale da determinare una maggiore attrazione gravitazionale sulle galassie vicine. Ma negli anni ’70, Ostriker e Peebles rielaborarono i dati di Fritz Zwicky e ottennero risultati più consistenti se veniva introdotta una quantità di materia extra almeno 10 volte maggiore di quella prevista dall’astronomo svizzero. Nel 1974, essi pubblicarono un articolo dove affermavano, in definitiva, che la struttura delle galassie non poteva essere descritta senza tener conto della materia scura.

Sebbene la comunità scientifica non era preparata ad accogliere i risultati di Ostriker e Peebles, le idee cambiarono ben presto grazie all’importante lavoro eseguito negli anni successivi da Vera Rubin . Oggi sappiamo che non è tutto ciò che brilla nella luce che caratterizza il contenuto di materia presente nell’Universo piuttosto ciò che si nasconde nell’oscurità. Uno dei grandi misteri della cosmologia moderna è proprio quello di studiare e di individuare la materia mancante che rappresenta quasi il 96% di tutto ciò di cui è fatto l’intero Universo. Nel libro, Krauss abbraccia gli ultimi risultati sulle supernovae distanti e le problematiche relative all’esistenza di una costante cosmologica per l’elaborazione di un “nuovo modello cosmologico standard”. Un’altra questione riguarda il fatto che assumiamo l’Universo omogeneo ma quando osserviamo la distribuzione della materia visibile, cioè la materia ordinaria, notiamo che è fortemente concentrata per formare delle strutture che osserviamo come galassie  o ammassi di galassie  che si ritiene siano distribuite su una sorta di scheletro formato da materia scura che permea tutto lo spazio. Krauss spiega bene il problema della materia scura e discute criticamente alcuni risultati sperimentali mostrando che il suo modello è in grado di tener conto di princìpi fisici comprensibili. La ricerca di materia scura nell’Universo è attualmente una priorità della moderna cosmologia e Krauss ci apre una porta ad un problema alquanto curioso e affascinante, tutt’altro che risolto.