Gli universi ‘multipli’ di Linde e Vanchurin

Da qualche tempo, la nozione del Big-Bang, come l’evento straordinario da cui ha avuto origine il nostro Universo , sta passando di moda. Di fatto, la fisica teorica , soprattutto la fisica delle stringhe , ci fornisce un concetto nuovo in base al quale il nostro Universo non sarebbe necessariamente l’unico che esiste ma ci sarebbe una varietà di multiversi  ciascuno caratterizzati da proprie leggi fisiche. Questa idea è ormai diventata alquanto popolare, nell’ambiente dei fisici teorici, al punto che ora ci si pone la domanda di quanti potrebbero essere gli universi multipli.

Gli astrofisici Andrei Linde  e Vitaly Vanchurin  hanno eseguito una serie di calcoli partendo dal presupposto che il Big-Bang sia stato un processo di natura quantistica che ha generato una serie di fluttuazioni quantistiche, passando attraverso una fase di rapida espansione esponenziale, l’inflazione, durante la quale queste pertubazioni furono, per così dire, “congelate” e produssero condizioni iniziali differenti in regioni diverse del cosmo. Secondo questa ipotesi, queste eventuali regioni dello spazio sarebbero dotate di proprie leggi fisiche e perciò si possono considerare, in teoria, come dei veri e propri singoli universi. Tenendo conto del tipo di processo che ha causato le pertubazioni iniziali e del ritmo a cui lo spazio si espande, Linde eVanchurin hanno calcolato un numero incredibilmente elevato di universi che risulta essere10^10^10^7 (che si legge 10 elevato alla 10 elevato alla 10 elevato alla settima potenza)!!! La domanda successiva è: quanti universi siamo in grado di osservare? Prendendo in considerazione il fattore relativo alla posizione dell’osservatore nello spaziotempo , che è in grado di ricevere una determinata informazione contenuta all’interno di un certo volume di spazio, e tenendo conto dell’informazione che un essere umano è in grado di ricevere durante la propria vita, in media pari a 1016 bit, si trova che il cervello umano può percepire al massimo1010^16 configurazioni possibili, che rappresenta perciò il numero massimo di multiversi osservabili. La conclusione è, secondo i due scienziati, che il limite non dipende dalle proprietà del multiverso stesso ma anche da quelle relative all’osservatore. Sebbene affascinante e alquanto attraente, la nozione di multiversi non è al momento verificabile per cui non si può parlare di Scienza. Dunque essa rimane, a mio avviso, un esercizio mentale puramente teorico.

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