Lente gravitazionale e galassie distanti

Il fenomeno della lente gravitazionale rappresenta un metodo unico e promettente per studiare quanta materia scura esiste nell’Universo e come si distribuisce nello spazio. Uno studio recente ad opera di un gruppo di ricercatori del Dipartimento dell’Energia del Lawrence Berkeley National Laboratory ha permesso di estendere il fenomeno della lente gravitazionale per studiare le strutture più vecchie e più piccole rispetto a quanto fatto in precedenza.

Finora, il fenomeno della lente gravitazionale è stato limitato al calcolo della massa totale di gruppi e ammassi di galassie relativamente vicini. La massa totale di un ammasso è dovuta al contributo sia della materia ordinaria, cioè la materia visibile formata da stelle e polveri, altresì chiamata materia barionica , che della materia invisibile, la materia scura, che forma lo “scheletro”, per così dire, su cui si distribuiscono le galassie negli ammassi. Gli astronomi hanno trovato una relazione importante relativamente agli ammassi vicini che lega la massa totale, determinata dall’effetto della lente gravitazionale, con la luminosità dei raggi-X dovuta alla materia ordinaria. “Siamo stati in grado di estendere le misure alla massa delle strutture più piccole che sono esistite durante le fasi primordiali della storia dell’Universo permettendoci di capire meglio la relazione che esiste tra la materia ordinaria presente nelle strutture più dense e la massa totale dovuta alla materia scura così come viene misurata dall’effetto della lente gravitazionale“, dice Alexie Leauthaud, Chamberlain Fellow alla Divisione di Fisica del Berkeley Laboratory e membro del Berkeley Center for Cosmological Physics (BCCP) .

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