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Nuovi indizi sul processo di produzione dei fotoni nelle collisioni di alta energia

Sappiamo che il nucleo dell’atomo è composto da protoni e neutroni che, a loro volta, sono costituiti da particelle più elementari chiamate quark e gluoni. Osservare queste particelle elementari è alquanto complicato e allora i fisici utilizzano i grandi acceleratori per far scontrare gli atomi alla velocità della luce e vedere cosa accade durante le collisioni ad alta energia.

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killer_bh

La morte di tre stelle a causa dei buchi neri supermassicci

Alcuni ricercatori del MIPT e dello Space Research Institute della Russian Academy of Sciences hanno pubblicato un lavoro dove riportano una serie di dati, ottenuti con i satelliti ROSAT e XMM-Newton, relativi alla distruzione di alcune stelle a causa dei buchi neri supermassicci che risiedono nei nuclei delle galassie attive.

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Il bosone di Higgs e le fasi primordiali dell’espansione cosmica

Due fisici, Fedor Bezrukov del RIKEN–BNL Research Center e Mikhail Shaposhnikov del Swiss Federal Institute of Technology a Lausanne, hanno proposto una nuova idea secondo la quale il bosone di Higgs, la particella che secondo il modello standard conferisce la massa alle particelle, sarebbe stato altrettanto responsabile sia del meccanismo fisico che ha determinato l’inflazione cosmica che della forma dello spazio emerso subito dopo il Big Bang. Continua a leggere
astronomy_meeting

Cosmic Voids in the Next Generation of Galaxy Surveys

The Center for Cosmology and Astro-Particle Physics (CCAPP) at The Ohio State University (OSU) is holding a workshop on “Cosmic Voids in the Next Generation of Galaxy Surveys” in Columbus, Ohio on August 18-20, 2014. This three-day workshop will bring together leading experts in void analysis and representatives from major upcoming galaxy surveys to promote discussion, collaboration, and avenues for studying voids in future datasets.

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ALMA and the Brazilian Community Workshop

The new ALMA observatory opens up the possibility to observe many different types of astronomical objects at millimeter and submillimeter wavelengths with an unprecedented sensitivity and angular resolution. ALMA is planned to reach its full capacity in terms of sensitivity in early 2015. The angular resolution will continue to be increased until the longest baselines (15km) can be used. ALMA represents not just a quantum leap in terms of sensitivity, but also in how radio observations are done. ALMA is an “every astronomers” instrument. Continua a leggere

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Le basi quantistiche in un universo classico

In occasione dell’anniversario della nascita del grande fisico e matematico austriaco Erwin Schrödinger, si è svolto in questi giorni presso l’IBM Watson Research Center, Yorktown Heights (New York) un interessante convegno che ha visto la partecipazione di alcuni fisici teorici di fama mondiale. Gli argomenti sono stati centrati attorno alle eventuali correlazioni tra le funzioni d’onda e le osservabili quantistiche, introdotte da Schrödinger, con il mondo materiale che fa parte della nostra realtà quotidiana. Continua a leggere

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Il buco nero ‘iniziale’ che diede origine all’Universo

Il nostro Universo sarebbe emerso da un buco nero in uno spazio multidimensionale. E’ quanto sostiene un gruppo di tre ricercatori del Perimeter Institute il cui studio si è guadagnato la copertina del numero di Agosto di Scientific American.

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L’inquinamento atmosferico come strumento d’indagine per la ricerca di ET

Mai come oggi, l’umanità si trova “vicina” alla soglia della rivelazione di segni di vita extraterrestre su altri mondi. Lo studio delle atmosfere planetarie può rappresentare un ottimo strumento d’indagine per identificare alcuni gas come l’ossigeno ed il metano che possono esistere solamente se vengono riforniti da forme di vita semplici, come ad esempio i microrganismi. E le civiltà avanzate? Potrebbero produrre dei segni identificativi della loro presenza?

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geyser_galattici

Il mistero delle ‘Fermi bubbles’ si infittisce

Gli scienziati del Dipartimento di Energia dell’acceleratore nazionale SLAC di Stanford hanno analizzato i dati relativi a più di quattro anni di osservazioni condotte dal telescopio spaziale Fermi, assieme a quelli di altri esperimenti, al fine di creare un quadro il più dettagliato possibile delle due strutture a forma di “bolle” che si estendono per decine di migliaia di anni-luce dal centro della Via Lattea (post). Le cosiddette “Fermi bubbles“, che sono estremamente brillanti nei raggi-gamma, furono scoperte quattro anni fa da un gruppo di ricercatori di Harvard guidati da Douglas Finkbeiner dopo aver analizzato i dati dello strumento Large Area Telescope (LAT).

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